Vo’ Padovano – marcia per la vita contro l’antisemitismo ed a sostegno di Israele
Domenica 15 dicembre si è svolta una marcia a sostegno di Israele. A promuoverla è stata una congregazione tedesca evangelica, nata a Tubinga nel 1990. Il fondatore, il teologo Jobst Bittner ha scelto di dedicarsi alla vita spirituale espressa nel sostegno a Israele e nella lotta all’antisemitismo tramite il movimento “Marcia per la vita” (www.marchoflife.org). Lo slogan del movimento è “Ricordare, riconciliare”, ed il metodo presuppone, oltre alle preghiere, lo studio degli orrori del passato allo scopo di pentirsi e prevenire il ripetersi delle situazioni simili in passato.
Dopo aver svolto marce in 370 diverse città di 18 nazioni, il movimento ha deciso di organizzarne una a Vo’ Padovano. La scelta del luogo era determinata dagli eventi dei tempi della Seconda Guerra mondiale: proprio qui, in una a villa antica, venivano internati gli ebrei di Padova e Rovigo, accolti dalle suore, che si erano trasferite lì cercando di sfuggire ai bombardamenti.
Nel pomeriggio la piazza centrale di Vo’ si è riempita con le persone di origini diverse. Oltre al sindaco Mauro Dalluniversita e il parroco, c’erano ospiti dalla Germania, giovani studentesse evangeliche provenienti anche dalla Namibia, Indonesia, Bielorussia, suor Amadei della congregazione di Kanaan di Darmstadt, sostenitori di Israele dell’ambito evangelico di tutta l’Italia ed alcune famiglie ebraiche da Verona, Milano e Trieste.
La cerimonia in piazza Liberazione era commovente: dopo i saluti istituzionali ha parlato il fondatore del movimento, Jobst Bittner, poi sono stati elencati, uno a uno i nomi delle persone deportate lì ai primi di dicembre del 1943. A parlare, ricordando e condannando la deportazione, erano i discendenti dei criminali nazisti, che hanno chiesto perdono sia agli ebrei presenti che agli italiani, che hanno subito torti da parte dei loro antenati.
Ad alleggerire un po’ l’atmosfera cupa c’erano delle canzoni in ebraico, eseguite con la pronuncia impeccabile da una ragazza tedesca, e la graziosa danza moderna eseguita da due studentesse, che cercavano di esprimere tramite il movimento la sofferenza e la speranza vissute in questo paesino negli anni bui dell’occupazione.
Dopo una marcia di qualche chilometro verso la parte antica del paese, con le bandiere israeliane che sventolavano, siamo arrivati alla villa Contarini Venier. Questa elegante villa veneta ha il triste primato di essere il primo campo di concentramento in Italia. All’ingresso della villa i marcianti sono stati accolti con un bicchiere di caldo punch per rifocillarsi.
La sala della villa ha accolto una cinquantina di persone per l’evento conclusivo. Alternando le canzoni in ebraico e i discorsi, gli organizzatori hanno ricostruito i tragici eventi del passato, narrando i destini degli ebrei, e anche di chi ha attuato il loro sterminio. Hanno espresso una ferma condanna all’antisemitismo dilagante attualmente e hanno affermato il diritto di Israele ad esistere. Anche se non era previsto dalla scaletta, gli organizzatori hanno dato la parola alle nostre iscritte, Federica Iaria e Marina Sorina, le quali hanno ribadito il bisogno di un sostegno attivo alla causa israeliana e quella ucraina, essendo questi due paesi baluardi di civiltà e democrazia nelle rispettive zone geografiche.
L’evento era ad alto grado di emozioni: guardare negli occhi di una nipote di criminali nazisti e sentirla chiedere scusa è una esperienza indimenticabile. Persone come queste mostrano, che solo la presa di responsabilità individuale, lo studio della storia e il profondo pentimento possono risanare la società dalla piaga dell’antisemitismo.
Ci auguriamo che un evento simile possa essere svolto in futuro anche a Verona, per ricordare le persone detenute a Montorio.
Marina Sorina